Ben ritrovati, amici. Ho ricevuto una bellissima lettera di un vecchio e caro amico. Che mi ha criticato molto perché sarei “diventato troppo buono.” Caro Matteo, continua Paolo, “non capisci che gli altri stanno alzando i toni? E voi sembrate sulla difensiva mentre dovreste attaccarli, urlare più forte?” Confesso che questa email mi ha fatto molto riflettere. Le enews del resto a me servono a questo: tenere la finestra aperta nel palazzo romano e far entrare un po’ di aria fresca. Dunque grazie a Paolo e a chi - come lui - scrive quotidianamente. Ma sono sempre più convinto che il marchio di fabbrica della nostra avventura sia quello di fare proposte, non di andare contro. Non l’ho fatto nemmeno con Travaglio in TV quando lui utilizzava parolacce e volgarità per descrivere la riforma costituzionale e interrompeva continuamente per impedirmi di parlare. Noi siamo diversi dagli urlatori di professione (a proposito di Travaglio e di quanto ha detto nella trasmissione ecco due grafici: il primo, basato su dati ufficiali Istat, dimostra che durante il Governo Renzi il numero degli occupati totali in Italia è cresciuto da febbraio 2014 sino a luglio 2016 di 585mila unità. Ilsecondo, sempre da dati Istat, mostra l’accelerata sui posti di lavoro a tempo indeterminato data dalle misure del governo).
Ma non avverrà. C’è una bellissima immagine che ha fatto il giro del web in questi giorni: è Michelle Obama che abbraccia affettuosamente l’ex presidente e avversario politico George Bush. Ieri alla manifestazione di Palermo i cori dei grillini mi equiparavano alla mafia. Noi non scenderemo mai a quel livello e continueremo a rispettare gli avversari politici. Perché noi siamo e saremo quelli delle proposte non quelli degli insulti. Nel merito, chiederemo sempre e comunque di confrontarci sul merito. Sta qui la nostra diversità. Non vanno attaccati quelli che dicono no, a prescindere, dall’Expo alle Olimpiadi, dalle riforme ai diritti: vanno lasciati fare. Dovrà essere chiaro che con il loro dire NO a tutto l’Italia non ripartirà mai. Vedo l’Italia del 2017. Il G7 a Taormina, decisivo. L’incontro di Roma del 25 marzo per raccontare come vogliamo cambiare davvero l’Europa anziché lasciarla preda di egoismi e burocrazie. E il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mai così importante anche alla luce di quello che sta avvenendo nel mondo. Questa Italia, per me, ha bisogno di gente che propone, non di gente che urla. E questa Italia deve cambiare, non può rimanere ostaggio dei soliti noti, della solita palude che ha bloccato la crescita dell’ultimo ventennio. Ecco perché il referendum costituzionale (si voterà il 4 dicembre, dalle 7 alle 23) è fondamentale. E il risultato del referendum non dipende tanto da me, ma da tutti voi. Nel merito la questione è semplice. Vogliamo superare il bicameralismo paritario sì o no? Vogliamo ridurre il numero dei parlamentari si o no? Vogliamo contenere i costi delle istituzioni si o no? Vogliamo cancellare il CNEL si o no? Vogliamo cambiare i rapporti Stato Regioni che tanti conflitti di competenza hanno causato in questi 15 anni si o no?
Questo è il quesito referendario. Così stabilito dalla Legge, non dal marketing. La partita è tutta qui. Qui e ora. Per chi vuole saperne di più.
Pensierino della Sera. Quando dico che talvolta facciamo errori, dico un’ovvietà. In questa settimana hanno tenuto banco le tragicomiche vicende della campagna di comunicazione sul Fertility Day del Ministero della Sanità per affermare un concetto giusto (la crisi demografica è un pericolo per il Paese) con strumenti sbagliati. Saper comunicare è un dovere. Farlo in modo perfetto invece è un dono. Checco Zalone lo ha dimostrato una volta di più. Impegnatosi come testimonial della lotta contro la SMA, ha giocato sulle sue caratteristiche e si è inventato uno spot provocatorio e per me fantastico. Lo trovate qui. Un sorriso, Post Scriptum. Per gli amici di Firenze e non solo loro. Il 29 settembre è un giorno molto sentito per tanti di noi. E non per Lucio Battisti o per i compleanni di Berlusconi e Bersani (auguri a entrambi!), ma perché il 29 settembre di otto anni fa, a Firenze successe una cosa strana. Proprio giovedì 29, otto anni dopo, ci rivedremo - stavolta all’Obihall - per una serata particolare: Al passato grazie, al futuro sì. |
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