Incontri con gli amministratori, confronti sui temi della cultura, del lavoro e dello sviluppo locale, iniziative pubbliche e largamente partecipate, sono state l’azione politica di un’area, la nostra, che poco affezionata al clima di veti e veleni incrociati che hanno caratterizzato il Pd casertano negli ultimi mesi, ha scelto invece il fare al dire.

Allo stesso modo, all’assemblea provinciale di lunedì scorso, chiamata a scegliere un segretario che ci traghettasse al congresso, il primo punto che noi Renziani abbiamo posto è stato quello della proposta politica. Ricordo a quanti hanno scelto di raccontare quell’assemblea solo come un teatro di risse e di tresche, che l’unica mozione politica discussa e approvata è stata quella dell’area Renzi. Una mozione che ha messo al primo posto il lavoro, l’ambiente e la cultura; una mozione che ha chiesto al Partito di intervenire su questi temi recuperando una identità chiara, una proposta politica seria, attuabile e credibile. Idee, insomma, non nomi.

E su queste idee abbiamo pensato di chiedere anzitutto un impegno serio alle figure istituzionali: alla nostra deputata, alla nostra senatrice, al nostro consigliere regionale. A ciascuno di loro, o a tutti e tre in maniera collegiale. E invece nessuno dei tre si è candidato o è stato candidato. E’ bene chiarirlo una volta per tutte, a beneficio soprattutto di quanti pretendono di pontificare su cosa avrebbe dovuto fare l’assemblea e chi avrebbe dovuto votare (magari in contumacia?) e così facendo si mostrano davvero poco rispettosi dei 179 delegati che responsabilmente e non senza fatica erano rimasti lì, per otto ore di fila, cercando di capire quale fosse la formula migliore per il Partito. Ricordo a tutti, presenti e assenti, che è stata l’assemblea, sovrana, ad avanzare, dal basso, tre candidature: quella di una donna, quella di un giovane e quella di un sindaco. Delle tre, però, sarebbe stato impossibile votare quella di un giovane che, dopo aver legittimamente urlato al rinnovamento e chiesto un voto alternativo agli apparati ha però ripreso il microfono per ritirare la candidatura e, con gli altri, ritirarsi in buon ordine, al seguito di vecchi politici e di vecchi metodi.

Abbiamo allora scelto di seguire quello che ripete sempre il nostro leader a livello nazionale: il miglior premier è il primo sindaco d’Italia. E abbiamo votato un sindaco di 47 anni che, non solo aveva già fatta sua anche la nostra mozione politica, ma con il suo agire amministrativo ha mostrato quella vicinanza ai territori, quella capacità di ascolto e quella competenze necessarie a traghettare il partito, con regole chiare e trasparenti, fino al congresso. Questo è, non altro.

Chi vuol parlare di Renzi e dei suoi amici casertani si informi. Non abbiamo abbandonato il campo subodorando sconfitte, né rivendicato posizioni e posizionamenti in vista di una vittoria. Siamo rimasti lì, in una sala calda per le tensioni e per la temperatura, per dare il nostro contributo di militanza e di idee, per il Partito Democratico e per la provincia di Caserta. Chi vorrebbe scaricare sull’area Renzi casertana il peso delle proprie incapacità si faccia un sano esame di coscienza. Chi ha fallito, resti a casa. Chi preferisce i tatticismi alle idee, resti a casa. I mistificatori della realtà, gli ipocriti, i rivoluzionari a comando, restino a casa. Facciano i soloni nei loro salotti buoni, con l’aria condizionata. Noi siamo rimasti a sudare e a discutere insieme alle tante donne e ai tanti uomini che hanno creduto e ancora credono che questo partito abbia ancora tanto da dire e da fare per questa terra. Alle logiche di apparato (non è apparato solo chi vince, ma anche chi, pur se sconfitto, avrebbe voluto far prevalere le sue posizioni sempre e solo personali e correntizie) noi abbiamo contrapposto e ancora contrapponiamo la proposta e l’azione politica.

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